A due giorni dall'avvio dei negoziati per l'adesione della Turchia all'Unione Europea, i curdi si fanno senti re.
In quattro mila hanno sfilato oggi per le vie di Bruxelles chiedendo che i loro interessi non vengano dimenticati durante le trattative.
La questione curda è solo uno dei punti di frizione tra Europa e Turchia. Le reticenze europee, in primis austriache, hanno ritardato l'approvazione del documento-cornice alla base dei negoziati. Per questo domani sera i ministri degli esteri europeri si riuniranno a oltranza in via straordinaria. Il rischio è che slittino i negoziati di adesione. Il vice-premier e ministro degli esteri turco Abdulalh Gul: "Mi chiedete se i negoziati inizieranno o no luedì. Non posso rispondervi. Non ho mai detto che la Turchia sia disposta ad entrare in Europa a qualunque condizione. Non perderemo la nostra autostima, Ankara entrerà solo se si instaurerà una vera partnership con l'Europa".
Le esitazioni di Bruxelles sfiancano la popolazione. Alcune testimonianze raccolte in Turchia:
"Non voglio -dice un cittadino - che la Turchia entri a f ar parte dell'Europa. Le condizioni che propongono sono inaccettabili. Il nostro paese ci basta".
"Aggiungono condizioni giorno dopo giorno -dichiara un giovane- Per questo credo che dovremo affrontare periodi difficli".
Infine un'anziana:
"Alla fine ci prenderanno ci supplicheranno. Bé non ci supplicheranno, ma entreremo. Aspetta e vedrai, è inevitabile".
L'Austria, presidente di rutno dell'Unione dal prossimo gennaio, vuole un'alternativa alla piena adesione di Ankara, mentre il parlamento europeo reclama il riconoscimento del genocidio armeno e di Cipro.
(Euro News)
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